POPOLI ONLUS
COMUNITA' SOLIDARISTA

LE PIANTAGIONI DI CAFFE' DONATE DA POPOLI

di Gian Micalessin e Fabio Polese

L’idea è dell’Ong italiana «Popoli», che già fornisce medici e infermieri

Keneli Camp (Myanmar) «Siete italiani ? Venite, seguitemi. Voglio mostrarvi una cosa». A prima vista Bawah sembra una botticella d’uomo. Ma sotto la pinguedine accumulata negli ultimi anni si nasconde la scorza di un veterano. Per oltre quarant’anni questo
comandante karen di lungo corso ha combattuto su tutti i fronti più caldi della lotta per l’indipendenza. Oggi, a 60 e passa
anni, si dedica soprattutto all’organizzazione dei servizi medici e sanitari del Kndo (Organizzazione di Difesa Nazionale
Karen). Come tale è anche il responsabile dei rapporti con le organizzazioni umanitarie pronte a finanziare non solo l’assistenza
agli sfollati karen, ma anche agli oppositori scappati dalle città e arrivati in questo campo nascosto sotto una fitta coltre di giungla. In mezzo a quella giungla qualcuno ha disseminato migliaia di cespugli da cui spuntano grappoli di bacche verdastre.

«È il caffè di “Popoli” – ride felice Bawah mentre accarezza quei grappoli preziosi. “Quelli di “Popoli” – spiega – sono italiani come
voi, fra i pochi al mondo ad aiutarci. Da ormai vent’anni i loro medici e infermieri fanno il giro dei nostri villaggi e garantiscono assistenza alla nostra gente. Qualche anno fa “Popoli” ha anche deciso di garantirci l’acquisto e la cura di queste piante».
L’idea di “Popoli” e del suo fondatore Franco Nerozzi, un ex giornalista impegnato da oltre due decenni ad assistere la minoranza Karen, è quella di garantire un mezzo di finanziamento permanente che permetta di superare la logica delle raccolte di fondi e delle donazioni. «Vendiamo questi prodotti al mercato locale thailandese e con i soldi che guadagniamo – spiega Bawah – compriamo medicinali e beni di prima necessità per la popolazione civile». Quei fondi servono ora anche a garantire l’approvvigionamento di cibo per i ragazzi sfuggiti dalla mattanza dei generali birmani. «Arrivano qui senza niente, non hanno né soldi, né vestiti e noi dobbiamo sostenerli in tutto e per tutto». Ma sui campi di battaglia non si sopravvive solo grazie al caffè.

In venti anni di attività “Popoli” ha costruito sette cliniche mediche e cinque scuole disseminate nei territori controllati dai Karen. «E non solo – aggiunge Bawah – ci hanno anche aiutato a ricostruire quattro villaggi bruciati dai militari birmani permettendo a migliaia di civili di abbandonare i campi profughi della vicina Thailandia e tornare a vivere sulla propria terra».

Alle missioni a distanza «Popoli» alterna ogni anno quelle ben più rischiose all’interno delle aree grigie dove i villaggi karen sono costantemente minacciati dalle incursioni dei reparti birmani. Per permettere la distribuzione di farmaci in quelle regioni i medici e gli infermieri di Popoli, spesso guidati dall’allegro Bawah, attraversano larghi tratti di
giungla spesso disseminati di mine e altre insidie. «A volte passiamo molto vicini ai militari birmani, ma il rischio vale la candela -sottolinea Bawah – Grazie al coraggio degli amici italiani abbiamo salvato molte vite umane».

FONTE: https://www.ilgiornale.it/
 FOTOGRAFIE: popoli onlus