Nel 2007, con la collaborazione dell’Associazione “L’Uomo Libero” è iniziato il progetto “Terra/Identità” che ha portato nel giro di pochi anni alla costruzione di quattro villaggi agricoli in cui centinaia di profughi hanno potuto ritrovare un’abitazione e una fonte di sostentamento, rendendosi autosufficienti da un punto di vista alimentare grazie alla lavorazione dei campi, avvenuta con strumenti forniti dalla nostra Comunità.
L’obiettivo che sta alla base del progetto è quello del ritorno in patria di quella fetta di popolazione che aveva dovuto lasciare la sua Terra a causa delle privazioni e della violenze provocate dalla guerra.
I villaggi dispongono di una scuola e di una clinica (o presidio medico), e sono protetti da unità dell’Organizzazione di Difesa Nazionale Karen (K.N.D.O.) che hanno lo scopo di contrastare o ritardare eventuali incursioni da parte delle truppe birmane.
Nelle terre in prossimità dei villaggi si coltiva riso, arachidi, granturco, ortaggi.  Nel villaggio di Nya Pae Tha nel 2009 è stato dato il via alla produzione di piante officinali a scopo medico e alla lavorazione artigianale di legni pregiati (progetto in collaborazione con l’Associazione “Navigare Necesse Est” di Roma, al nostro fianco nella ricostruzione e nello sviluppo di questo villaggio del distretto di Dooplaya).
Alcuni dei villaggi interessati dal progetto sono stati distrutti dall’esercito birmano durante le offensive del 2008, ma poi ricostruiti e ripopolati, rappresentando esempi di irriducibile resistenza nei confronti delle forze di occupazione.

Nel 2015 abbiamo creato la prima “fattoria rivoluzionaria”, una piantagione di caffè che ha lo scopo di produrre un reddito da utilizzare ai fini benefici del nostro intervento a favore del popolo Karen.

Oltre 15.000 piante sono coltivate nei dintorni del villaggio di K’Nelly, in un appezzamento ricco di acqua e all’interno del quale sono stati piantati centinaia di banani e di ananas, che hanno la duplice funzione di proteggere con la loro ombra il caffè e di produrre ulteriori introiti per l’intera comunità. L’area in cui sorge la fattoria è stata purtroppo minacciata in diverse occasioni dalle truppe birmane le quali, approfittando del cessate il fuoco, hanno intensificato la loro presenza nella regione Karen, di fatto infrangendo le linee di condotta che il negoziato aveva stabilito.