Comunità Solidarista Popoli Onlus

Hla Too

Caro Hla Too, ti scrivo nella speranza che qualche staffetta riesca a raggiungerti con questa mia.

Non ho più avuto notizie dal giorno in cui ho lasciato quell’angolo di giungla dove ci incontrammo ed ebbi l’onore di divenire tuo amico. Me ne andai di corsa, sulla barca del sergente che urlava di sbrigarsi, perché il nemico era vicino. Non ebbi il tempo di salutarti come avrei voluto, con le parole e quel po’ di retorica che concludono sempre i bei romanzi di avventura.

Riuscimmo solo a scambiarci un cenno con la mano. Io su quel traballante pezzo di legno che mi riconduceva verso un luogo sicuro, tu su di una mulattiera su cui ti arrampicavi portando un fucile che mi sembrava troppo grande per i tuoi 12 anni.

Ti scattai questa foto.

Si potrebbe credere che l’immagine di un bambino armato susciti sempre commozione: invece qui da noi molti hanno pensato che tu fossi uno dei soliti selvaggi che fanno la guerra per una naturale inclinazione alla violenza dei popoli poco civilizzati.

Ignorano, o fingono di ignorare, che la tua guerra ha protagonisti che parlano l’inglese di Oxford, che tengono lezioni ad Harvard, che pontificano sul Washington Post, colletti inamidati dal sorriso rassicurante che ti uccidono per rialzare di mezzo punto la quotazione di un titolo. Un titolo sul quale io stesso avrò magari investito i miei risparmi.

La tua foto mi fa tornare alla mente altri giovani e giovanissimi che ho incontrato in ogni dove, immersi in conflitti che le inesorabili logiche del supermarket globale contribuiscono a ravvivare.

Qui c’è un gasdotto da far passare, là del petrolio da estrarre, laggiù dei diamanti, e ancora platino e poi oro…

E’ così in Birmania, è così in Afghanistan, in Tibet, nell’America Latina delle comunità tradizionali, nella Palestina dell’apartheid.

Dovrei dirti che i giochi sono oramai fatti, che nel mondo che conta si è deciso che l’uomo, semplicemente, sparirà per far posto al consumatore, e che le nazioni avranno dignità solo se diverranno dei grandi mercati popolati da remissivi acquirenti.

Invece, la tua gente, che ancora si batte per non cedere al petroliere di Dallas, al faccendiere di Tel Aviv, all’industriale di Torino la terra sacra in cui riposano gli antenati, mi consente di sperare.
Lo spirito di questa lotta è in fondo tutto quello che resta di un mondo migliore, che una “gioiosa macchina da guerra” ha il compito di distruggere.

Ti aiuterò, Hla Too, perché mentre io parlo tu muori di malaria, perché mentre io impreco contro i mali del mondo seduto al tavolino di un bar, il tuo villaggio viene dato alle fiamme, perché mentre io resto prigioniero del nulla, tu avanzi su di una mulattiera verso morte o libertà.

Ti aiuterò, perché se sopravvivrai alle prove spaventose che ti attendono, tu diverrai uomo.

E un giorno, potrò forse mostrare a mio figlio che è ancora possibile voltare le spalle alle schiere chiassose dei mercanti, ricordando, con orgoglio, di appartenere, da sempre, ad un’altra stirpe.

Franco Nerozzi