L’ORGOGLIO DI ESSERE IL MALE

Lo scorso 31 gennaio in diverse località della Birmania Orientale si è celebrato il Giorno della Rivoluzione Karen. Si tratta della giornata dedicata al ricordo della sollevazione del 1949, quando i gruppi di autodifesa Karen risposero con le armi alle violenze perpetrate dall’esercito birmano contro questa popolazione. Fu l’inizio della più lunga (e ancora non conclusa) guerra di liberazione della storia.

monaco.birmanoAnche a Oo Kray Khee, uno dei villaggi ricostruiti da “Popoli” nell’ambito di un ampio progetto che ha ridato abitazioni e terreni coltivabili a migliaia di profughi interni, le celebrazioni hanno visto una larga partecipazione. Tra le circa duemila persone presenti vi erano anche diversi occidentali. Alcuni erano operatori umanitari che finalmente, dopo anni di spensierato su e giù in bicicletta, pinocchietti e sandali per le strade della cittadina tailandese di Maesot, mettevano per la prima volta piede nello stato Karen (il cessate il fuoco ha dato coraggio a parecchi volontari!).

Alcuni erano invece uomini di affari. Pure questi attratti dalla prospettiva di una futura pace (particolarmente onerosa per i Karen) che promette lucrosi profitti grazie allo sfruttamento disinvolto delle risorse naturali della regione.
Tutti insieme appassionatamente, businessmen e “missionari”, ospiti delle capanne di Oo Kray Khee, accuditi e rifocillati dai soldati delle “Special Black Forces” (quelli, tanto per intenderci, con il fascio littorio sull’emblema di reparto). Gli ospiti hanno così potuto mischiarsi agli abitanti del villaggio e ai tanti profughi Karen che in questi ultimi anni hanno trovato casa in altri insediamenti vicini, costruiti grazie all’intervento di “Popoli”, e di altre due eccellenti organizzazioni italiane, “L’Uomo Libero” e “Mithra”.

Tra la varia umanità in gita turistica ad Oo Kray Khee vi era anche un ex diplomatico danese, oggi uomo d’affari ma con patina umanitaria e democratica (che non guasta mai quando si devono raggirare i poveracci). Il soggetto in questione, dopo aver mangiato e bevuto a spese delle “Special Black Forces” si è prodigato in una dissertazione sulla “Comunità Solidarista Popoli” e sul gravissimo pericolo che essa rappresenta non soltanto per il buon nome della causa Karen, ma addirittura per la sicurezza della Repubblica Italiana. Lo scandinavo ciarlatano si era ovviamente abbeverato alla fonte di qualche sito di onanisti italici, i quali, riportando un articolo de “L’Espresso”, hanno tradotto in inglese e diffuso via web il solito fantasioso (ma oramai ritrito) compitino diffamatorio, condito di trame, traffici di droga e preparazioni di colpi di stato contro l’ordine democratico della nostra penisola.

A ben poco è servito che i diretti interessati dall’attività di “Popoli”, e cioè i Karen, spiegassero al ben pasciuto democratico che la comunità solidarista rappresentava un riferimento fondamentale per migliaia di persone, che i volontari di “Popoli” erano buoni amici, anzi fratelli, che per tanti anni erano stati al loro fianco in ogni situazione, senza abbandonarli nemmeno quando fischiavano i proiettili, e che le uniche attività da essi svolte in Birmania e Thailandia fossero quelle di diretto supporto alla popolazione. A nulla è servito che il comandante delle Special Black Forces spiegasse l’origine del fascio littorio sulle mimetiche dei suoi uomini, da lui scelto dopo averlo visto al collo di qualche volontario di “Popoli” e averlo eletto a simbolo della necessaria unità dei reparti militari per ottenere maggiore forza contro il nemico.

Ci auguriamo sinceramente che il “democratico businessman umanitario” non abbia tenuto in considerazione le testimonianze dei Karen. Auspichiamo che sia rimasto fedele alle tesine scritte dagli impiegati del gruppo “L’Espresso”, fonte di ispirazione per gli arditi del web, quelli che passano continuamente dalla tastiera al water convinti di far parte di un progetto rivoluzionario. In questo modo, forse, non ce lo ritroveremo più a mangiare a sbafo tra le capanne di Oo Kray Khee per riempirsi la flaccida pancia borghese sottraendo il cibo ai guerrieri con il fascio littorio e alle loro famiglie. E con lui speriamo di non rivedere più anche tante altre facce di inutili e costosi “volontari”, ebeti figuranti della commedia democratica che ha già dato il via alla distruzione del territorio e della tradizione Karen. Siamo orgogliosi di rappresentare, ai loro occhi, il Male.

Franco Nerozzi