Identità contro Mondialismo, salvaguardia delle particolarità culturali contro omologazione: queste le sfide del nuovo secolo. Cambiati radicalmente gli scenari internazionali dopo la fine della guerra fredda, il mondo, quello che con soddisfazione il pensiero positivista definisce “villaggio globale” è ben lontano dalla situazione di pace e serenità profetizzata dai guru del liberalismo capitalista.

PRIMO PIANO BAMBINI karenConsiderato in realtà un potenziale “mercato globale” che deve soddisfare la domanda indiscriminata di risorse ed assorbire l’esagerata offerta di prodotti, il pianeta si ritrova ad avere pochi, privilegiati “capi villaggio”, entità che si sono assunte il ruolo di “conducator”, di guide economiche e culturali, di giudici e poliziotti internazionali.

I padroni del mondo si avvalgono dei servigi di ambigue strutture sovranazionali. Tra questi il gruppo Bilderberg, la Trilateral, le conferenze di miliardari e massoni che si riuniscono con regolarità per discutere e prendere decisioni su temi di interesse vitale per popoli e nazioni: finanza internazionale, immigrazione, libera circolazione dei prodotti, soppressione degli eserciti nazionali, limitazione della sovranità degli Stati, ecc. In breve, lo sguardo sul nuovo mondo non può che farci intravedere un destino di omologazione planetaria, in cui le razze, le civiltà, le specificità culturali non avranno cittadinanza.
Un pianeta “omogeneizzato” dove saranno più facili le economie di scala e le invasioni commerciali a largo raggio.

A rischio di estinzione, quindi, quei popoli che ancora possiedono la coscienza di sé, che sanno riconoscersi in una storia dalle profonde radici e perciò risultano refrattari all’ondata mondialista. Devono piegarli, oppure spezzarli perché non diano l’esempio per altre lotte di resistenza. Ci provano con i dollari, con la droga, poi con i missili e le stragi. Il silenzio deve coprire questi fatti, per non sbiadire la favola del “villaggio in pace”.
Ma i morti ci sono. Ci sono tutti i giorni in Birmania, tra i Karen che non vogliono lasciare la loro terra. In Palestina, dove un “popolo eletto da Wall Street” reclama, a colpi di cannone, i territori della Bibbia. I morti ci sono stati in Afghanistan, perché, se servono a far decollare gli affari, vanno bene anche terroristi e talebani.
La nostra Comunità Solidarista cerca di fare, nel suo piccolo, un lavoro di concreto sostegno alla resistenza antimondialista. Individui, o interi gruppi umani che soffrono a causa della loro “coscienza di sé” saranno obiettivo dei progetti umanitari di Popoli Onlus.